Roma 20 Giugno 2013
Detachment - Il distacco ('97)
Un film di Tony Kaye. Con Christina Hendricks, Adrien Brody, James Caan, Lucy Liu, Bryan Cranston
Henry Barthes vive un presente alimentato da dubbi e un grande dolore vissuto nel passato. E' un uomo solitario che si sente contemporaneamente "presente e staccato dal mondo", come rivelava di sé Albert Camus.
Ama il suo lavoro e in parte lo teme: è un insegnante non di ruolo, fa il supplente e nel breve periodo che gli viene affidato deve cercare di appassionare gli studenti o anche solo di non perderli. Viene assegnato ad un istituto difficile della periferia americana. Inizia per lui un periodo di grande responsabilità: oltre assistere il nonno in ospedale, si ritroverà in casa una baby-prostituta raccolta in strada e dovrà lottare quotidianamente con le provocazioni degli alunni, le assenze dei genitori e dei colleghi spesso disillusi e demotivati.
La sua sembra una vita senza via d'uscita: dettata, da un lato, dal senso del dovere e, dall'altro, dal tentativo di distaccarsi dalla realtà.
La sua missione in quella scuola si concluderà, alcuni saranno i successi, molti i tentativi rispetto ai quali sarà difficile prevedere l'esito e infiniti punti di domanda, tra i quali riuscire ad individuare se proteggere, tutelare e prendersi cura di qualcuno a volte può esporre facilmente a fallimenti irreversibili.
Una studentessa lo sottoporrà ad un duro colpo che sarà difficile elaborare.
Spesso l'impotenza e la frustrazione prende il sopravvento: "Ogni insegnante pensa di poter cambiare le cose e crede di avere gli strumenti per farlo e pensa di poter fare la differenza", ma la realtà spesso è un'altra cosa. Quella dell'insegnamento è un'autentica missione che rischia ogni giorno di infrangersi al cospetto di individualità "senza consapevolezza".
Eppure non sembra arrendersi Henry, anche se cerca di mettersi a riparo dalla vita, non lo fa perché forse salvando gli altri sta provando a salvare se stesso.
Un film senza possibilità di riscatto: la vita "è un mare di dolore" e l'espressione del volto del magico Adrien Brody esplicita perfettamente il concetto.
Si sente "venduto e comprato tante volte", pur rimanendo "fedele a se stesso"; e "seppure un giorno tutto ha iniziato ad andare male non è questa la soluzione" dirà alla baby-prostituta. L'unica cosa che può salvarti è l'ironia, ma la sua è tragica, riconosce che "bisogna avere un buon CV per fare il genitore" e "che siamo in pasto al marketing".
"Occorre preservare le proprie menti" "perché tutti ci confrontiamo col caos e spesso ci buttiamo via" e "ancora più spesso falliamo perché deludiamo tutti compresi noi stessi".
Un grande realismo e una luminosa cupezza incanta questo film lucido e amaro, pieno di spunti artistici anche visivi, e ostinato alla riflessione.
Non manca nulla; la creatività e la retorica, l'incanto e l'incubo, la speranza e la disillusione, l'amore e il sospetto, il sapore e il dolore, la regola e la dismisura, la responsabilità e il distacco... ma quest'ultimo, nonostante il titolo, incompiuto: perché il tentativo è sempre quello di "non farli cadere e diventare insignificanti".
Un insegnante, una forte lezione di vita, forse incompiuta anch'essa, ma proprio per questo bellissima.
Nelle sale dal 22 giugno 2012


























