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Roma 24  Maggio  2013

C'era in cantiere un "progetto" per il Colosseo

di Maria Raffaela Pessolano


L´Anfiteatro Flavio, pur essendo ormai da secoli parzialmente ridotto a gigantesca rovina, domina il panorama romano ed è uno dei siti più famosi e di conseguenza più visitati della città.
Non immeritato ancora oggi risulta il nome con il quale è meglio conosciuto, anche se l´edificio - che assunse solo nell´XI secolo la denominazione che lo contraddistingue per la localizzazione nei suoi pressi della colossale statua di bronzo neroniana - fu edificato da Vespasiano sul luogo dove sorgeva il lago artificiale della Domus Aurea voluta da Nerone e dagli imperatori successivi completamente cancellata.
I sontuosi edifici del complesso neroniano, demoliti, servirono come fondazioni per nuove fabbriche imperiali e gli scavi archeologici ne hanno messo in luce parti superstiti distese su spazi amplissimi, ma la conservazione di quanto individuato presenta molte difficoltà come ricordano e drammaticamente dimostrano i recenti crolli.
Considerato dagli studiosi il migliore risultato di una tecnica tradizionale, e quindi ben sperimentata, la grande costruzione si presentava caratterizzata da un prospetto nel quale si susseguivano ottanta arcate su pilastri modulati dalla sovrapposizione degli ordini su tre dei quattro livelli della facciata e mostra perfetta padronanza delle esigenze distributive nel controllo dei percorsi di ingressi e uscite delle migliaia di spettatori (che fino al numero di 70.000 e composti da senatori, cavalieri, cittadini romani e ´altri´ si disponevano ben suddivisi nei diversi piani) e attenzione al comfort ottenuto mediante l´efficiente sistema di smaltimento delle acque e la presenza del velario, i cui teli venivano stesi a protezione degli spettatori dai marinai in servizio nella flotta imperiale di stanza a Baia.
L´importanza della struttura era accentuata dal grande complesso delle contemporanee terme di Tito e dalla presenza di un gran numero di infrastrutture di servizio, scuole di gladiatori, caserme, ospedale, depositi per armi e macchinari, che occupavano una vasta superficie intorno all´anfiteatro.
Il Colosseo è tuttora un esempio della capacità dei romani nel superare le difficoltà connesse al suolo ricco di acqua che obbligò a studi accurati per le fondazioni e testimonia le conoscenze acquisite nell´utilizzare materiali diversi (travertino e tufo, calcestruzzo e mattoni) scelti a seconda delle necessità di resistenza.
I tempi relativamente brevi di realizzazione (fu inaugurato anche se non del tutto completo dieci anni dopo l´inizio dei lavori) e le grandi dimensioni della fabbrica (m.188x156 dell´ellissi e circa 50 metri di altezza per l´anello esterno) documentano la straordinaria competenza nella programmazione dei lavori e nell´organizzazione di un cantiere eccezionale per qualità e quantità delle scelte e per il numero di lavoratori impegnati.
I secoli di difficoltà trasformarono il monumento, che incuteva meraviglia, in una inesauribile cava di materiali pregiati tra i quali il ferro, la cui ricerca è testimoniata dall´impressionante numero di buchi che vediamo oggi nelle mura nude private dove possibile delle lastre di travertino.
Insomma un grandioso rudere che doveva ergersi su tanti altri resti di edifici della Roma imperiale; essi pur studiati come testimonianze dell´arte degli antichi, conferivano alla città dei papi nel corso del Cinquecento un aspetto ´ruinoso e cadente´ che nuoceva all´immagine della capitale pontificia e che ben si configura se si pensa ai grandi resti del Colosseo sommersi nella fascia basamentale dal terreno accumulato nei secoli e isolati per la mancanza di una strada che consentisse di raggiungere la struttura in modo non precario.
Durante il papato di Sisto V (1585-90) fu impostato un piano di interventi nella struttura urbana, preceduti da una complessa serie di intraprese utili a migliorare la condizione dei romani (il sogno della bonifica delle paludi pontine) e, nell´ottica di queste brevi note, lo sviluppo di attività artigianali utili a offrire un lavoro ai romani.
In tutte le sue previsioni il programma era indifferente al valore e alla conservazione delle testimonianze superstiti (anche se in condizioni deplorevoli) dell´antica grandezza e quindi l´interesse per il Colosseo e per le terme di Diocleziano derivava dalla possibilità di utilizzare quanto esistente, anche se malridotto, destinandolo a funzioni del tutto inedite.
Quanto rimaneva delle terme di Diocleziano avrebbe ospitato i filatori di seta, mentre i resti del Colosseo furono destinati a "villaggio operaio" per l´arte della lana.
Nel programma descritto da Domenico Fontana, l´architetto del papa, leggiamo: «Il disegno quà auanti dimostra la pianta del Coliseo di Roma al modo che detto pontefice il voleua ridurre ad habitatione acciò iui si facesse l´arte della lana per utile della città di Roma, volendo che à torno per la parte di dentro al piano di terra vi fossero le loggie couerte, e di sopra scouerte, con le botteghe, e stanze per habitatione per li lavoratori di detta arte, e che ogn´uno douesse hauer una bottega con due camere e loggia scouerta auanti à torno a tutto il teatro hauendo già dato ad alcuni mercatanti scudi quindicimila acciò cominciassero ad introdur detta arte, e per uso de gli habitatori, e di già haueua cominciato à far leuare tutta la terra che vi staua à torno, e spianare la strada, che viene da torre de Conti, e va al Coliseo, acciò fosse tutta piana, come hoggi dì si vedono li vestigij, di detto cauamento...La qual opera si faceua principalmente da N. S. acciò tutti li poueri di Roma hauessero hauuto da travagliare e da vivuere senza andare per le strade mendicando, poi che non haueriano pagato pigione alcuna di casa, qual voleua fosse franca, il che saria stato di grand´utile alla pouertà, e anco ai mrcatanti di lana, che haueriano smaltita la lor mercatantia in Roma, senza hauerla da mandar fuori della città, con animo di fare che detta città fosse tutta piena di artigiani di tutte le sorti».
Il progetto prevedeva quattro ingressi (A), dai quali si raggiungeva il porticato interno (C), che percorreva tutto il perimetro e dal quale si accedeva a quatto rampe di scale (B), che raggiungevano la copertura del portico trasformata in loggia di distribuzione degli ingressi alle abitazioni composte di due camere ottenute tompagnando le arcate aperte verso l´esterno e da una sala corrispondente a due campate interne (D). Il grande porticato costituito dalla prima galleria esterna esistente a piano terra e al primo piano (E) «haueua da servire tutto per li seruitii di detta arte della lana».
I problemi che il papa pensava di affrontare e risolvere saranno ancora per secoli in discussione - e non solo per Roma che proprio in quegli anni si preparava al grande evento rappresentato dal Giubileo del 1600 - poiché essi erano e saranno comuni a molti insediamenti europei; come vediamo il progetto non sarà realizzato, e se pensiamo alle costruzioni del teatro di Marcello e all´incantevole piazza di Lucca derivata dall´utilizzazione a scopo residenziale dell´ ormai inutile anfiteatro, dobbiamo - con la raggiunta consapevolezza della conservazione e della tutela dei monumenti - esserne felici anche se per un attimo pensiamo al valore che oggi avrebbe un´abitazione di «due camere e una sala» nel Colosseo.


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