Roma 21 Maggio 2013
C´è una strada nel cuore del centro storico della Capitale il cui nome deriva da "un piede di marmo". Si tratta, appunto, di quella Via Pie´ di Marmo nel Rione Pigna, alle spalle del Pantheon, percorrendo la quale da Piazza della Minerva si giunge a Piazza del Collegio Romano.
E proprio quando dal Pantheon, percorrendo Via Pie´ di Marmo, si sta per arrivare a Piazza del Collegio Romano, ecco che sulla destra, all´angolo con Via Santo Stefano del Cacco, si scorge un enorme piede marmoreo.
Piede marmoreo che sembra sia stato ritrovato nel XVI secolo in tale zona e che poi sia stato collocato sulla strada che avrebbe così preso il suo nome.
Su Via Pie´ di Marmo il "piede" rimase in bella vista fino al 1878 quando - affinché non ostacolasse il passaggio del corteo funebre di re Vittorio Emanuele II diretto al Pantheon - fu spostato all´angolo tra Via Pie´ di Marmo e Via Santo Stefano del Cacco, dove è tutt´ora posizionato e che tanto spesso è oggetto di interesse da parte di turisti e curiosi.
Ma da dove proviene questo enorme piede marmoreo? O, forse, è più corretto domandarsi a chi apparteneva questo curioso e singolare "pie´ di marmo"?
Dovrebbe essere appartenuto ad una statua di culto di un importante santuario egiziano presente a Roma, dedicato a Iside e Serapide, meglio conosciuto come Iseo Campense.
Nella zona compresa tra Via del Seminario, Via di S. Ignazio, Piazza del Collegio Romano, Via S. Stefano del Cacco e Via del Gesù sorgeva, infatti, un santuario occupante un´area di circa 220 x 70 metri.
Santuario il cui ingresso principale doveva essere ubicato all´altezza di Via del Seminario dove - come evidenziato nella pianta severiana - si estendeva una sorta di viale monumentale, contrassegnato da una serie di punti distanziati.
A tali punti corrispondevano obelischi, alcuni dei quali sono stati ritrovati e piazzati in varie zone della città - Piazza della Rotonda, Viale delle Terme di Diocleziano, Piazza della Minerva, Villa Celimontana - ed altri fuori Roma, come nel giardino di Boboli a Firenze (una copia è situata nel parco di villa Medici, dove in passato vi fu anche l´originale) e ad Urbino, davanti al Palazzo Ducale.
Nell´attuale Via Pie´ di Marmo, invece, sembra che all´epoca ci fosse un grande cortile rettangolare, al centro del quale era ubicato un altro obelisco più grande, corrispondente a quello oggi situato a Piazza Navona.
Da questo cortile sembra che provengano anche le due grandi statue del Nilo e del Tevere, oggi ai Musei Vaticani e al Louvre, nonché i due leoni della Fontana del Mosè e quelli alla base della Cordonata di piazza del Campidoglio.
Nei due lati brevi, il cortile era poi contrassegnato da due archi. Ad ovest l´Arco Quadrifronte, di circa 21 metri d´altezza ed 11 di larghezza, che collegava il santuario con gli adiacenti Saepta Iulia attraverso il Portico di Meleagro (oggi via del Gesù). Ad est l´Arco di Iside (nel Medioevo chiamato Arco di Camigliano), un pilastro del quale è ancora possibile ammirarlo oggi nell´edificio di Piazza del Collegio Romano, ad angolo con Via di S. Ignazio.
Superato il cortile si apriva un´esedra semicircolare dove, al centro del lato curvo, sorgeva il tempio oggi corrispondente alla collocazione della chiesa di S. Stefano del Cacco.
Fatto erigere dai triumviri nel 43 a.C., il tempio subì persecuzioni da parte di Augusto e di Tiberio. Sembra che sia stato quest´ultimo a distruggerlo e a far gettare i simulacri nel Tevere.
Il tempio fu prima ricostruito da Caligola e poi, dopo il grande incendio dell´80 d.C., in forme grandiose da Domiziano e da Alessandro Severo.
La piccola chiesa di S. Stefano del Cacco - che sembra risalga a Pasquale I (secolo IX) e il cui vero nome sarebbe S. Stefano de pinea, dalla pigna collocata sulla sommità del campanile, ma popolarmente chiamata "del Cacco" dal ritrovamento di una statuetta del dio Anubis in forma di cinocefalo, che fu scambiata per una scimmietta e soprannominata "macacco" - presenta ancora oggi un carattere basilicale.

























